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![]() Non ero mai andata al Barbican Art Centre, ai bordi della
City, cuore finanziario inglese. Native Rites, cosi era titolato
la serata artistica, una serie di balli, canti, costumi che rapresentavano
la realta più assoluta, la cultura dei nativi della America:
gli Indiani.Ero seduta fra la folla del teatro, circondato da
turisti, inglesi, e a mia sopresa da gruppi di indiani americani,
gruppi etnici mai visti a Londra. La prima rapresentanza e stata
aperta da Robert Tree Coy, o come si chiama nella sua lingua
d'origine DAKOTA "MARICOPA". Un uomo alto, dalla pelle
scura, capelli neri come il carbone legati da due trecce che
cadevano lunghe sul petto. Lo sguardo fiero e coraggioso, il
profilo rigido....indossava un vestito in pelle scamosciata,
collane in osso e una corona di piume che spuntava dalla nuca,
proprio come richiede la cultura indiana. Era un uomo sui cinquanta
anni , con un accento accento straniero molto forte.Indirizzava
il publico con la parola 'brothers' , fratelli, era cosi che
riconosceva tutti. Nel palco vi era una ricostruzione perfetta
di una capanna indiana, tre pali incrociati, il cuoio decorato
da disegni tribali,e con l'entrata rivolta al publico. Lui alto
e fiero ha iniziato il suo discorso di presentazione con una
pregiera/canzone dedicata a Mother Earth. La pregiera è
stata cantata prima in lingua originale e poi spiegata in inglese.Robert
Tree Coy ci ha parlato dell'indelebile legame che ognuno di noi
ha con Madre Natura, di come riflettiamo nelle nostre azione
quotidiane il nostro bisogno psicologico di questa energia naturale
e di come da sempre il popolo indiano adora e santifica tutto
quello che madre terra offre quotidianamente, le valli immense,
I tramonti infuocati, la pioggia torrenziali.....l'energia trasmessa
dalla terra all'uomo,questa energia che stiamo distruggendo senza
rimorso.Robert Tree Coy ha proseguito raccontando di come mother
Earth si ribellerà alle violenze inflittele, e come periremo
al suo potere. Si è avvertito molto forte il legame spirituale
che il popolo indiano ha con le energie naturali della terra.
Robert Tree Coy ha poi introdotto diversi balli che si sono svolti
in publico, balli dedicati alla fertilita, alla malattia, al
matrimonio. Ogni avvenimento,gioioso or triste che sia, veniva
sempre affrontato in comunità, accerchiati al centro del
villaggio, circondati dai fuochi della sera e con la presenza
di tutto il villaggio. Robert Three Coy racconto di come le canzoni,
le preghiere ed I balli erano un modo di comunicazione per poter
raggrupare e far partecipi tutti nel villagio ad una sofferenza
o ad una gioia di un solo individuo. Gli strumenti usati durante
la serata sono stati pochissimi, tre flauti di legno ed un tamburo,
suonato da quattro persone contemporaneamente; tutti erano seduti
attorno al tamburo e lo battevano con tre stecche di legno;oltre
a ciòsolamente queste voci solitarie, uniche, potenti
e rimbombanti...da far venire i brividi. Diverse danze e diversi
indiani in costume originale si sono alternati sul palco, vi
sono state rapresentaze di culture diverse, quella degli Apache,
dei Navajo,dei Tohono, e dei O'Ohdama. La seconda parte della
serata è stata gestita in maniera completamente diversa
da John Trudell, un personaggio ed una figura politica molto
conosciuta nell mondo americano. Trundell scrittore, poeta, cantante
e figura politica di primo piano, è stato uno dei creatori
negli anni 70 dell' American Indian Movement, movimento politico
ritenuto illegale sino a pochi anni fa (c'e da ricordare che
gli indiani non furono riconosciuti come cittadini Americani
sino al 1924, ed in Arizona non ebbero diritto di voto sino agli
inizi del 1948). Trundell negli anni 70, perse mogli tre figli
,morirono bruciate vive nella loro casa, durante un attentato
mai rivendicato. Oggi John Trudell non combatte piu la sua battaglia
nelle strade, nelle dimostrazioni, ma su di un palco, divulgando
e rappresentando la cutura indiana, facendo conoscere la forte
indole artistica e spirituale della sua popolazione, senza abbassarsi
ai metodi di lotte violenti delle societa occidentali. "....we
like to use our cultural and our artistic abilities, rather than
our political voice ...we can speak from the point of view of
who we are... in passato ci siamo organizzati in strutture politiche,
strutture proprie del nemico che combattevamo ed in questo modo
il nemico ci colpiva e ci indeboliva senza speranza...." ![]() L'impulso di scrivere qualche riga dopo avere letto questo bellissimo racconto di Arianna è stato irrefrenabile.Da tempo mi sto occupando di questa cultura fiera e piena di vitalità:per fare ciò non disponendo di fonti dirette(il patrimonio vero di questa cultura è in gran parte orale) o di testimonianze ( ciò che resta è spesso stato inquinato dalle sovrastrutture culturali e politiche dello "wasichu" - l'uomo bianco) ho battuto una strada atipica per il mio modo di conoscere;ho cercato le piccole/grandi frasi ,frammenti che sono fortunatamente arrivati sono a noi.Canti,preghiere,storie,poesie che sono stati semplici strumenti del quotidiano e che oggi hanno invece il sapore amaro del testamento culturale.Vorrei quindi semplicemente farvi partecipi ,in modo diretto,di alcune di queste schegge di saggezza,provocazioni scintillanti sulle quali riflettere al pari delle grandi opere della nostra cultura occidentale(senza accezione polemica!!) ![]() Che cos'e' la vita? della lucciola nella notte del bisonte in inverno. che si arrischia sull'erba e si perde al tramonto del sole. ![]() Non c'e' bisogno di lottare. Tratta tutti gli uomini nello stesso modo Dai a tutti loro le stesse leggi dai a tutti loro la stessa possibilità di vivere e crescere Tutti gli uomini sono stati creati dallo stesso Capo,il Grande Spirito Essi sono tutti fratelli La Terra e' madre di tutti e tutti dovrebbero avrer gli stessi diritti su di Lei guarda la nostra desolazione. Noi sappiamo che in tutto il creato solo la famiglia umana ha smarrito la Sacra Via. Noi sappiamo che siamo gli unici ad essersi separati e noi siamo gli unici a dover tornare indietro per trovare il cammino sulla Sacra Via Divino, insegnaci l'amore la compassione e l'onore per potere guarire la terra e guarirci gli uni con gli altri (ben lungi dal volere "pubblicizzare", consiglio
a tutti la lettura di questa bellissima raccolta di detti indiani
"Il Grande Spirito parla al nostro cuore" - Edizioni
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© 1998 by Redazione IHAD. per il Progetto I.H.A.D. - Queste pagine si vedono meglio con risoluzione 800x600 o superiore