Chiaramente non si puo'
rimanere insensibili al tam tam di questi giorni che attraversa
il mondo della medicina ;
non tanto per i fatti in se' quanto per le ripercussioni e le
interazioni che questo "mondo"
ha sulla nostra vita di persone "normali".
Da tutto il turbinio di posizioni,tattiche,idee,nozioni
che mi e' girato vorticosamente
nelle orecchie in questi
giorni io ho tratto una considerazione che poco ha forse a che
fare
con il metodo Di Bella ,la
cura dei tumori etc etc.
Io credo che la cosa che
in modo piu' lampante salta all'occhio, nelle discussioni fra
le posizioni
e le scuole che si stanno
fronteggiando, sia la diversita' e la distanza enorme che corre
fra due
modi di intendere la medicina
e la cura dell'uomo malato,forse l'uomo stesso.
Da una parte la medicina
tradizionale ha sempre piu' limitato il ruolo della malattia e
del malato
a posizioni da comprimari;
la malattia viene molto spesso vista dai tradizionalisti come
un nemico da
combattere e battere usando
tutti i mezzi disponibili,anche a costo di martoriare il corpo
del malato.
Il malato invece ,normalmente,
e' un elemento passivo,"paziente" nel senso che ,soffrendo,
e' incapace
di influire ed interferire
nella cura che si adotta seguendo casistiche generalizzanti,basate
su
campioni quanto piu' consistenti
possibili di "casi".
Dall'altra parte c'e'
una medicina naturale ,innovativa che invece vede l'uomo come
centro nodale del
tutto,quindi anche della
malattia che non e' altro che una manifestazione,un segnale lanciato
dal corpo
che soffre errori,cause interni
ed esterni l'individuo.
Il corpo quindi va' ascoltato
, capito ed accompagnato verso l' equilibrio perso.
Ho generalizzato forse, anche
per rendere piu' semplice il panorama.
Io derivo queste considerazioni
da esperienze vissute direttamente o indirettamente
negli ultimi anni,da quando
cioe' mi sono lentamente avvicinato all'analisi di forme di
medicina " diverse"
da quella tradizionale.
Io non punto a sostenere
una delle due parti ,a previlegiare alcuna delle due posizioni;
questo anche perche' non
ho neppure io ancora maturato una posizione precisa al riguardo.
Il mio unico scopo oggi e'
rimarcare agli occhi dei piu ' scettici e dei piu' distratti
questa differenziazione di
fondo che comunque deve fare riflettere ,soprattutto perche'
in ballo ,oltre alla salute
della gente , c'e' la dignita' e la sensibilita' di persone che
soffrono .
Bene , questa dignita' e
questa sensibilita' sono state sino ad oggi sempre valutate e
tenute
nella giusta considerazione
?
Questo non solo nella logica
del rispetto diretto ( io medico rispetto te melato dandoti
coscienza sui tuoi problemi
e cercando una stada in concordia per risolverli), ma anche
nel rispetto dell'uomo in
quanto entita' collettiva;
quanti silenzi e quanti misteri
restano tali mentre l'etica della comunita' scientifico-medica
dovrebbe imporre una denuncia
chiara degli errori e negligenze perpetrate da potentati economici
e poilitici sui problemi
della salute comune ?
Quale potrebbe essere una
risposta a questi grandi problemi : la presa di coscienza ,l'impegno
di ognuno di noi prima di
tutto per se stesso e quindi per gli altri :credo che noi si debba
cercare
con pazienza e "sacrificio"
di mettere in discussione i concetti (anche tecnici) che la tradizione
ci ha lasciato cercando di
capire ,e quindi di migliorarsi informandosi e analizzando la
qualita'
della nostra vita.
Non potremo sicuramente fare
miracoli,ma credo che analizzando stili di vita,situazioni
spontaneamente nascera' in
tanti di noi quella spinta alla conoscenza ed all' equilibrio
del nostro corpo, che e'
poi la base della salute.
Credo che noi stessi con
un minimo di informazione e cultura si possa essere il primo medico
per la nostra salute per
poi farci aiutare da chi ,come noi, ponga la nostra persona in
cima
alla piramide della dignita'.
Cosa ne pensate ?
Vi lascio con una frase che
mi ha molto colpito nelle mie frequentazioni letterarie nel
mondo nativo pellerossa.